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Argomenti e materiali sulla zootecnia

Home Produzioni Animali - Riproduttore

Riproduttore

  • L’apparato genitale svolge la funzione della riproduzione. Nei mammiferi, in entrambi i sessi è composto da:

    • gonadi, organi pari deputati alla gametogenesi e alla produzione degli ormoni sessuali;
    • vie genitali, condotti per il trasporto dei gameti;
    • ghiandole;
    • organi genitali, impari, per l’accoppiamento.
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    Esclusivamene nella femmina è presente anche l’organo della gestazione: l’utero.

    Per le immagini e le descrizioni consiglio la piattaforma e-learning Federica-Università di Napoli.

    CONOSCENZE NECESSARIE SUGLI APPARATI GENITALI

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    Apparato genitale maschile

    1. Parti componenti l'apparato genitale maschile (e omologhe in quello femminile); posizione e rapporti tra i diversi organi e parti;
    2. descrizione dei testicoli: generalità, posizione, cenni sulla morfologia, struttura, sede della produzione ormonale, sede e meccanismo della spermatogenesi;
    3. funzione e importanza del Testosterone;
    4. descrizione sommaria e percorso delle vie genitali (condotti), cenni sulle ghiandole annesse.

    Apparato genitale femminile

    1. Parti componenti l'apparato femminile e loro omologhe in quello maschile; posizione e rapporti tra i diversi organi e parti;
    2. descrizione dell'ovaia, con particolare riferimento alla struttura e ai corpuscoli funzionali (follicoli oofori e corpi lutei);
    3. Salpinge e utero: descrizione generale;
    4. gametogenesi femminile (oogenesi o ovogenesi);
    5. il ciclo ovarico: sviluppo dei follicoli e loro produzione ormonale, deiscenza e ovulazione, formazione del corpo luteo e produzione ormonale, regressione (lisi o disseccamento) del corpo luteo e ripartenza del ciclo;
    6. fasi del ciclo estrale: proestro, estro o calore, metaestro e diestro; tempi medi di durata;
    7. funzioni e importanza degli ormoni sessuali femminili;
    8. significato di stagionalità nella funzione riproduttiva femminile.

    APPARATO MASCHILE

    È composto dai testicoli, gonadi maschili che provvedono alla spermatogenesi ed alla produzione del testosterone; da condotti pari (epididimo, dotti deferenti) e impari (uretra e, se presente, dotto eiaculatore) per il trasporto dello sperma; dalle ghiandole annesse; dal pene, organo dell’accoppiamento.

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    I testicoli si trovano all'esterno, nello scroto, situato nella regione inguinale o in quella perineale. Ne parleremo approfonditamente più avanti.

    L’uretra è quasi interamente in comune tra apparato urinario e genitale. Si forma dalla vescica urinaria e decorre in direzione caudale, ricevendo i vasi deferenti dai testicoli; poi inverte la direzione e si inserisce nel pene in un’apposito solco ventrale, fino allo sbocco alla sua estremità.

    Le ghiandole annesse all’apparato maschile sono la prostata, impari, le vescichette seminali e le ghiandole bulbo-uretrali, pari. Il loro secreto, variabile da specie a specie, forma la maggior parte del liquido seminale, importante per veicolare gli spermatozoi e per la lubrificazione durante l'accoppiamento.

    Il pene, organo della copula, si origina all'altezza della parte posteriore di ciascun coxale (ischio) da due radici, le quali si riuniscono a formare il corpo cavernoso dell’organo. Nei ruminanti e nel verro presenta una caratteristica piegatura a “esse”. La parte distale del pene è ospitata in una tasca cutanea aperta cranialmente detta prepuzio, disposta ventralmente in prossimità dell’ombelico.

    I TESTICOLI
    Pizzo Jo Paillettes Liu Donna T19068 Sport Abito In Stampa Con 5c3ARjqL4Le gonadi maschili, sede della spermatogenesi e della produzione ormonale, hanno forma sferoidale o ovoidale e si trovano in una borsa cutanea esterna detta scroto, per esigenze di termoregolazione. La spermatogenesi, infatti, non avviene a temperature alte, come quelle all'interno del corpo. Si formano però all'interno della cavità pelvica e si spostano nello scroto in un momento dello sviluppo variabile con la specie.

    Nei ruminanti sono disposti con asse maggiore verticale, nella regione inguinale. Nel cavallo, i testicoli sono in posizione analoga ai ruminanti ma con asse maggiore orizzontale. Nel verro, i testicoli sono situati sotto l’ano, aderenti alla regione perineale, con l’asse maggiore ruotato di quasi 180°rispetto ai ruminanti.  Altre differenze tra le diverse specie risiedono nello sviluppo delle ghiandole annesse.

    All'esterno del testicolo ma ad esso aderente e ricoperto dalla stessa tonaca, si trova il condotto dell’epididimo, molto tortuoso, con compiti di trasporto e immagazzinamento degli spermatozoi. Esso prende origine dall'apice del testicolo, decorre lungo il margine testicolare fino all’estremità opposta del testicolo (verso il basso nei ruminanti), poi inverte la propria direzione, divenendo rettilineo e formando un condotto di diametro maggiore: il condotto deferente. Questo risale lungo il canale inguinale, uno spazio tra i muscoli della coscia e dell'addome, all'interno di un involucro detto funicolo spermatico, fino a sboccare nell’uretra.

    La struttura del testicolo mostra una tonaca fibrosa esterna, l’albuginea, che si spinge anche all’interno del tessuto del testicolo formando dei “setti”. Il testicolo viene pertanto suddiviso in lobuli. Il lobulo è formato da uno stroma connettivo che accoglie i tubuli seminiferi contorti e le cellule interstiziali o di Leydig. I tubuli sono numerosissimi e tortuosi, e al loro interno avviene la spermatogenesi. All'apice del testicolo essi confluiscono in una rete tridimensionale: la rete testis (o rete testicolare). Da questa si dipartono altri condotti, detti coni vascolosi, i quali passano all'esterno e si riuniscono dando origine all’epididimo. Le cellule interstiziali o di Leydig si trovano all'esterno dei tubuli contorti, negli interstizi tra di essi; esse producono l’ormone sessuale maschile: il testosterone.

    Il testosterone causa e promuove i caratteri sessuali secondari maschili, mentre quelli femminili sono dovuti agli ormoni dell'ovaio. Gli organi sessuali sono ovviamente già differenziati nel feto, ma altre differenze tra genere maschile e femminile si generano e si rivelano in un secondo momento (caratteri sessuali “secondari”): sviluppo scheletrico e muscolare (mole), pigmentazione della cute, quantità e disposizione dei peli, sviluppo della laringe e emissione dei suoni, sviluppo della ghiandola mammaria, e altre particolarità, specialmente l’aggressività e la libido, cioè l'intensità con la quale il maschio ricerca l'accoppiamento.


    APPARATO FEMMINILE

    Quasi tutto l’apparato femminile si trova all’interno della cavità pelvica. È composto dalle ovaie, gonadi  femminili, che  provvedono alla  ovogenesi ed alla  produzione ormonale;  dagli ovidutti o salpingi;  dall’utero,  organo della gestazione, senza  omologo nel maschio;  dalla vagina,  organo  dell’accoppiamento;  dai genitali esterni (vulva).


    Schema di apparato genitale femminileScarpe Alto Lath Stivaletto Tacco Moda Da pin Stivaletti WE92DIH
    veduta dorsale

    Cranialmente troviamo le ovaie, pari, collegate all’utero dagli ovidutti o salpingi, condotti pari; segue l’utero, impari ma bifido cranialmente (a forma di Y con le due “corna” disposte anteriormente), il quale comunica caudalmente con la vagina, impari; all’esterno, l’apertura vaginale è protetta dai genitali esterni. La vescica urinaria si trova al di sotto dell’utero e l’uretra, piuttosto corta, sfocia nel pavimento della parte caudale (vestibolo) della vagina.

    Ciascun ovaio comunica con la cavità del corno uterino corrispondente tramite la salpinge (ovidutto, tuba), che dapprima avvolge parzialmente l’ovaio con una porzione espansa a imbuto (infundibolo) poi diventa un condotto sottile e tortuoso che sbocca all’apice del corno uterino dello stesso lato. L’utero è suddiviso cranialmente in due corna uterine, mentre caudalmente presenta un corpo impari e mediano. La comunicazione tra la cavità uterina e quella vaginale è consentita da un sottile canalicolo che attraversa una zona del corpo uterino dotata di una parete molto spessa: la cervice uterina. Il canalicolo viene denominato pertanto canale cervicale, e in alcune specie si presenta piuttosto tortuoso. La vagina viene suddivisa in due parti, delle quali la più caudale, comunicante con l'esterno, è detta vestibolo. Sul pavimento di questo si apre il meato (orifizio) uretrale, cioè lo sbocco dell’uretra.

    La struttura dell’utero è quella caratteristica degli organi cavi: una mucosa interna (endometrio), una tonaca muscolare (miometrio) e una tonaca sierosa esterna (perimetrio). L’endometrio può presentare dei rilievi di diversa forma, secondo la specie, necessari per la formazione della placenta. L’utero, le ovaie e gli ovidutti sono mantenuti in posizione da un legamento largo, detto meso (mesovario, mesometrio), che li sospende alla volta della cavità pelvica.

    Una o più cellule uovo (ovuli), i gameti femminili, vengono espulse periodicamente dalle ovaie, raccolte dagli ovidutti e trasportate verso l’utero. Durante il tragitto avverrà l’eventuale fecondazione. Nelle corna uterine si avrà pertanto l’annidamento degli embrioni. Qualora non vi sia fecondazione, gli ovuli degenerano e vengono espulsi all’esterno.

    LE OVAIE
    Le gonadi femminili hanno forma ovoidale e superficie irregolare, per la presenza di sporgenze più o meno pronunciate dovute alla loro attività. Sono accolte da una borsa ovarica più o meno sviluppata nelle varie specie. La loro struttura mostra in sezione due porzioni distinte: una corticale esterna e una midollare interna. La porzione corticale è quella funzionale, mentre la porzione midollare ha solo funzioni trofiche e di supporto.

    La zona corticale dell’ovaio mostra delle particolari formazioni pluricellulari: i follicoli ovarici. Ve ne sono un gran numero (105) appena abbozzati, detti follicoli primordiali, e uno o più in evoluzione. I follicoli contengono un ovulo per ciascuno, e inoltre, una volta iniziato il loro sviluppo, producono l’ormone estrogeno. Riconosciamo schematicamente quattro stadi di sviluppo nei follicoli:

    1. follicolo primordiale
    2. follicolo primario
    3. follicolo secondario
    4. follicolo maturo o “di Graaf”

    Un follicolo ben sviluppato o maturo mostra due involucri, la teca esterna  e la teca interna; uno strato ancora più interno di grosse cellule simili a granuli, la membrana granulosa; una cavità interna, cavità follicolare, ripiena del liquido follicolare; infine una cellula uovo sporgente nella cavità, circondata da cellule della granulosa (cumulo ooforo). Inoltre, nello stadio di Graaf, il follicolo si trova in posizione superficiale e sporge all’esterno. A questa situazione fa seguito la deiscenza (o scoppio) del follicolo, in corrispondenza del punto di minor spessore (stigma).

    La deiscenza determina l’ovulazione, cioè l’espulsione della cellula uovo che viene proiettata verso la parte espansa della salpinge. L’ovulo discende quindi lungo l’ovidutto verso l’utero e, durante il tragitto, potrà avvenire la fecondazione. L’embrione o gli embrioni formatisi si annideranno in uno o entrambe le corna uterine, oppure gli ovuli non fecondati verranno espulsi all’esterno attraverso le vie genitali. Nel frattempo, il follicolo scoppiato si andrà trasformando in corpo luteo.

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    Il corpo luteo si forma per proliferazione e aumento di volume delle cellule superstiti della granulosa del follicolo, le quali riempiono la cavità creatasi in seguito alla deiscenza ed all’espulsione del contenuto follicolare. Esse si arricchiscono di pigmento giallo arancio e assumono funzione endocrina, producendo l’ormone progesterone, indispensabile per la gestazione.


    ORMONI SESSUALI FEMMINILI E CICLO OVARICO

    Durante questo ciclo, avviene la produzione di ormoni: estrogeni, ad opera del follicolo in maturazione, e successivamente progesterone, prodotto dal corpo luteo. Queste attività secretive sono controllate da ormoni provenienti dall’ipofisi, ghiandola endocrina sotto diretto controllo dell’encefalo.

    Gli estrogeni determinano il cosiddetto “calore” o “estro”, cioè la breve fase (24 h circa nella vacca) in cui la femmina accetta e ricerca l’accoppiamento. Inducono anche modifiche nell’utero, che può contrarsi e aumentare le secrezioni. Ovviamente l’utero in tali condizioni è inadatto alla gestazione.

    Il progesterone ha un effetto in un certo senso opposto: rende l’utero inerte e recettivo per gli eventuali embrioni e soprattutto inibisce lo sviluppo di altri follicoli, e, quindi, la produzione di estrogeni. È indispensabile per la gestazione.

    La produzione degli ormoni è ciclica, pertanto si  parla di ciclo ovarico o estrale.  Schematicamente esso viene suddiviso in  quattro fasi:

    1. PROESTRO (inizio dello sviluppo del follicolo)
    2. ESTRO (follicolo maturo (di Graaf)
    3. METAESTRO (formazione del corpo luteo)
    4. DIESTRO (piena attività del corpo luteo).

    Il passaggio tra estro e metaestro è dato,  ovviamente, dalla deiscenza del follicolo  e  conseguente ovulazione.

    Tutto è strettamente controllato dall’encefalo tramite gli ormoni prodotti dall’ipofisi, in particolare:
    FSH, ORMONE FOLLICOLO-STIMOLANTE: controlla e promuove lo sviluppo del follicolo fino a completa maturazione;

    LH, ORMONE LUTEINIZZANTE: determina la deiscenza del follicolo e la conseguente formazione del corpo luteo.

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    Anche l’utero gioca un ruolo determinante: produce una sostanza detta PROSTAGLANDINA (PGF2α). La PGF2α , attraverso il sangue, arriva all’ovaio, dove determina la regressione (lisi) del corpo luteo (che diventa corpus albicans). Ciò comporta la cessazione della produzione  di progesterone.

    La produzione di PGF2α avviene dopo circa 17-18 giorni dopo il calore, a meno che un embrione non si annidi nell’utero. L’embrione, infatti, emette un  segnale che blocca la produzione della prostaglandina; in tal modo il corpo luteo permane in attività per settimane o mesi e la  gestazione, grazie al progesterone, può essere portata a termine.

    Se il corpo luteo regredisce, per azione della  prostaglandina, il calo del livello di  progesterone ematico viene captato dall’ipotalamo, porzione dell’encefalo, che ordina all’ipofisi (pituitaria), ad esso collegata, di produrre FSH. Quest’ultimo ormone determina lo sviluppo di uno o più nuovi follicoli a partire da quelli primordiali esistenti, e il ciclo ricomincia.

    Se il corpo luteo resta in attività, il progesterone da esso prodotto fa sì che  l’ipotalamo blocchi la produzione ipofisaria di FSH. L’attività ovarica è inibita e la situazione permane immutata, permettendo all’embrione di sopravvivere all’interno dell’utero e quindi la prosecuzione della gestazione.

    L’ormone LH, invece, viene prodotto dall’ipofisi in corrispondenza del picco massimo di estrogeni nel sangue. La sua produzione è anch’essa regolata dall’ipotalamo, il quale rileva il livello dell’estrogeno e agisce di conseguenza, ordinando la produzione di LH ipofisario. Lo LH determina la deiscenza del follicolo e la conseguente formazione del corpo luteo.

    L’ipotalamo agisce sull’ipofisi tramite due neurormoni che vengono chiamati rispettivamente: fattore di rilascio (RH) dell’ormone follicolo stimolante (FSH) e fattore di rilascio dell’ormone luteinizzante (LH).

    1. FSH-RH    induce la produzione ipofisaria di FSH
    2. LH-RH    induce la produzione ipofisaria di LH
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    In molte specie (quasi tutte quelle selvatiche e la maggior parte di quelle allevate dall'uomo), la produzione degli ormoni ipofisari è a sua volta sotto il controllo di un altro ormone: la melatonina; esso è prodotto dalla ghiandola Epifisi in misura variabile con il fotoperiodo, e pertanto in alcune stagioni (generalmente quelle a fotoperiodo lungo) l'attività riproduttiva viene inibita, per riprendere regolarmente nelle stagioni a fotoperiodo breve o decrescente.

    Questo aspetto è importantissimo per l'adattamento della specie all'ambiente, e anche, per l'uomo, nella gestione della riproduzione nelle mandrie o nelle greggi.Nuziali Per Online Abiti Vestiti Donna Vintage Cerimonia rxtdsChQ

  • Contenuti generali:

    1. Richiami sull'anatomia e fisiologia dell'apparato riproduttore maschile e femminile (vedi pagine relative su questo sito).
    2. Aspetti e parametri della riproduzione: Categorie di animali allevati, classificazione degli allevamenti, carriera produttiva e rimonta, attività sessuale e fotoperiodo.
    3. Tecniche di gestione della riproduzione: monta o inseminazione naturale, inseminazione strumentale.
    4. Biotecnologie nella riproduzione animale: Embryo Transfer (ET), sessaggio embrioni e spermi, Ovum pick up, altre biotecnologie.
    5. Metodi di riproduzione: la riproduzione in purezza, l’incrocio, la riproduzione in consanguineità.5 Yves 36 Laurent DonnaAmbraPelle201935 Saint Sandali 37 UVSMqzpG

    Scarica la checklist su argomenti e domande genitale/riproduzione.

    Per quanto riguarda l'attività sessuale, gli animali di interesse zootecnico si dividono in due categorie:

    1. a poliestro continuo (suini, bovini): i cicli ovarici a partire dalla pubertà si susseguono senza limitazioni stagionali, e si arrestano solo durante la gestazione, la senescenza o in caso di problemi sanitari (anaestro o anestro);
    2. a poliestro stagionale (ovini, caprini, alcune razze bovine, equini): i cicli ovarici sono stagionali; nella stagione riproduttiva (periodo ciclico), generalmente estate-autunno nei ruminanti e primavera-estate nella cavalla, le femmine vanno in calore e possono essere fecondate, altrimenti sono in anaestro (assenza di ciclo per inattività ovarica, in inverno-primavera nei ruminanti o autunno-inverno negli equini).

    Ciò dipende dal fotoperiodo, cioè dal rapporto tra la durata della luce e del buio nelle 24 ore. In pratica, il cervello reagisce al fotoperiodo (generalmente mediante l'ormone melatonina) attivando o disattivando la secrezione dei fattori di controllo dell'ipotalamo sull'ipofisi, i quali attivano o bloccano la secrezione degli ormoni dell'ipofisi (FSH, LH). Senza questi ormoni non si ha nessuna attività ovarica.

    Cenni di fisiologia maschile.

    A partire dalla pubertà (nei ruminanti il maschio raggiunge la pubertà intorno ai 10-16 mesi nei bovini e 8-12 negli ovicaprini) comincia l'attività dei testicoli; iniziano così la spermatogenesi e la produzione di ormoni sessuali (testosterone) che inducono lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari e la libido (desiderio sessuale). Tuttavia, il maschio riproduttore verrà adibito alla riproduzione soltanto dopo il raggiungimento di un certo sviluppo somatico, corrispondente anche a un conveniente grado di maturità sessuale e ad una sufficiente concentrazione di spermatozoi nello sperma.
    L'attività riproduttiva del maschio è sempre condizionata dall'andamento del ciclo sessuale femminile.

    Fisiologia femminile.

    La femmina raggiunge la pubertà anticipatamente rispetto al maschio (8 mesi nei bovini da latte, 12-14 in quelli da carne; 6 mesi negli ovini da latte e nei caprini). L'attività delle gonadi femminili, le ovaie, è ciclica: si parla di ciclo ovarico o estrale. Dalla pubertà, nell'ovaia si sviluppano uno o più corpuscoli pluricellulari, i follicoli ovarici (uno nei bovini e negli equini, da uno o due fino a quattro negli ovicaprini, 15-30 nella scrofa), che, contemporaneamente, iniziano la produzione di ormone estrogeno. Entro due o tre giorni, la concentrazione di estrogeno diventa elevata nel sangue e la femmina entra nella fase nota come estro o calore, e il follicolo è maturo. Questa fase, la più importante, dura da 24 h (ruminanti) a 60 ore (scrofa), fino a 10 gg (2-7 gg) nella cavalla.
    Dopo il calore si ha lo scoppio del follicolo (deiscenza), e la cellula uovo (o ovocita o ovulo) in esso contenuta diventa disponibile per la fecondazione. Ciò che resta del follicolo scoppiato dà origine al corpo luteo, formazione pluricellulare che ha la funzione di produrre un ormone diverso dal precedente: il progesterone. Quindi, l'estrogeno ematico scompare sostituito gradualmente dal nuovo ormone: il progesterone. Un corpo luteo, dopo un periodo di sviluppo di circa 3-4 giorni, permane in attività per circa due settimane con il solo scopo di produrre progesterone. Questo ormone blocca ulteriori attività ovariche e rende l'utero ospitale per eventuali embrioni formatisi in seguito alla fecondazione. Al termine dei 14 giorni, se non vi è in atto una gestazione, una sostanza prodotta dall'utero, detta prostaglandina (PG-F2α) determina la lisi (disseccamento) del corpo luteo; in tal modo, la concentrazione ematica di progesterone nel sangue diminuisce fino a scomparire e il ciclo ovarico può riprendere con lo sviluppo di uno o più nuovi follicoli. Se invece vi è stata la fecondazione e vi sono embrioni nell'utero, la PG non viene prodotta e il corpo luteo permane in attività per parecchie settimane, proteggendo la gestazione e degenerando solo quando la placenta è pienamente formata e può proseguire l'attività ormonale.


    Parametri della riproduzione negli allevamenti

    La riproduzione negli allevamenti moderni si attua avendo ben presenti alcuni presupposti di base, sintetizzati da dei parametri di riferimento utili anche per la valutazione dell'attività.

    Anzitutto, è necessario distinguere le diverse categorie di animali dei principali allevamenti:
    1) giovani in allattamento (vitelle/i, agnelle/i o caprette/i fino allo svezzamento), da 0 a 2-3 mesi negli allevamenti da latte o fino a 6 mesi negli allevamenti da carne;
    Nuziali Per Online Abiti Vestiti Donna Vintage Cerimonia rxtdsChQ2) femmine svezzate e prepuberi (manzette, agnelle o caprette), dallo svezzamento (vedi sopra) a 8-10 mesi negli allevamenti da latte fino a 18 mesi in quelli da carne;
    3) giovani femmine (manze, giovani pecore – dette saccaie in Sardegna – o giovani capre – argalle o grogalle in Sardegna –) prossime a entrare in produzione (più di 8-10 o oltre i 18 mesi);
    4) Femmine adulte, lattifere se da latte o fattrici se destinate alla produzione di vitelli;
    5) maschi, distinti in vitelloni, manzi, torelli e tori nei bovini, agnelloni e arieti negli ovini, caprettoni e becchi nei caprini.

    La classificazione degli allevamenti sulla base dell'indirizzo produttivo comprende diverse tipologie, ma quelle prevalenti sono due: da latte e da carne (esistono comunque allevamenti da uova, da lana, da pelliccia).

    Negli allevamenti da latte (bovini, ovini, caprini, bufalini), la produzione si ottiene esclusivamente da femmine (lattifere) che abbiano partorito almeno una volta; questi allevamenti sono dunque costituiti prevalentemente da femmine e da pochi maschi riproduttori, o addirittura nessuno dove si ricorre alla inseminazione strumentale. Per sostituire le femmine da riforma (cioè quelle che hanno raggiunto un'età avanzata o hanno problemi che ne richiedano la sostituzione) e talvolta i maschi non più adatti alla riproduzione (se presenti), debbono però essere allevati (o reperiti altrimenti) anche degli animali giovani: la rimonta.
    I giovani non destinati alla rimonta sono quasi sempre venduti molto precocemente, in particolare i maschi, dei quali le aziende hanno scarsa o nessuna necessità: in genere questi sono ceduti entro il mese di vita, e destinati alla macellazione subito (ovini e caprini) o dopo un periodo di accrescimento altrove (bovini).

    Gli allevamenti da carne (bovini, ovini, suini) producono giovani (vitelli, agnelli, lattonzoli) da macellare a età e pesi differenti secondo la tipologia e la razza allevata, perciò anche qui le femmine (nutrici o fattrici) rappresentano il centro dell'attività; sono presenti poi, ovviamente, i soggetti da rimonta, quasi esclusivamente femmine, e vi sono necessariamente giovani di ambedue i sessi destinati all'accrescimento e all'ingrasso, che permangono per tempi variabili (vitelli, vitelloni, manzi; agnelli-agnelloni; lattoni, magroni). Vi sono però casi in cui sono allevati soltanto giovani animali da macello, senza le madri, in quanto acquistati da altri allevamenti al solo scopo di portarli a un peso conveniente per la macellazione. Pertanto, possiamo riconoscere due tipi di allevamenti da carne:

    1. a ciclo chiuso, dove sono presenti in azienda sia le femmine fattrici destinate alla produzione di vitelli, agnelli o suini da macello, sia gli stessi giovani animali da accrescere e macellare (nei bovini si parla di “Linea vacca-vitello”);
    2. a ciclo aperto
      , nei quali si allevano i soli soggetti da accrescere e ingrassare per il macello, acquistati da allevamenti da latte e da quelli di tipo A).

    Come si vede, nella maggior parte degli allevamenti, eccetto i centri di ingrasso, la popolazione è costituita in gran parte o esclusivamente da femmine: vacche, pecore o capre lattifere, fattrici o nutrici da carne e infine vitelle, manzette e manze (e agnelle e caprette, scrofette, etc.) per la rimonta. La differenza tra quelli a ciclo chiuso e aperto sta nella necessità dei primi di organizzare la riproduzione in modo economico e tecnicamente valido, mentre non vi è riproduzione negli allevamenti a ciclo aperto.

    Carriera produttiva e rimonta

    Il numero degli animali di un allevamento resta in genere costante di anno in anno, a meno che l'allevatore non intenda espandere la produzione (disponendo delle risorse per farlo e avendo il mercato adatto per assorbire il prodotto aumentato). Nel caso più frequente, quindi, ogni anno dovranno entrare in produzione tante femmine quante se ne dovranno eliminare (riformare) per vari motivi: produttività e/o fertilità ridotte, invecchiamento, malattie, incidenti; in tal modo il numero dei capi (consistenza) resterà in equilibrio. La percentuale di questi animali rispetto all'intera mandria o gregge è detta quota di rimonta.

    L'ideale è che il numero di capi da riformare sia costante ogni anno: in fondo, la quota di rimonta corrisponde alla quota di ammortamento del capitale bestiame (capitale di scorta --> scorte vive) e una quota di ammortamento dovrebbe essere sempre costante per gravare uniformemente sulla PLV (allevare una giovane femmina dalla nascita fino all'entrata in produzione è un costo non trascurabile); per questo dobbiamo dunque conoscere la carriera produttiva e suddividere correttamente l'allevamento per gruppi di età e consistenza all'incirca uguali. In funzione della carriera produttiva, possiamo determinare il numero delle femmine da allevare o acquistare ogni anno per sostituire quelle da scartare: la rimonta (spesso in Sardegna definita leva).Nuziali Per Online Abiti Vestiti Donna Vintage Cerimonia rxtdsChQ

    Oltre alla popolazione femminile, periodicamente anche i maschi debbono essere sostituiti dopo pochi anni di carriera riproduttiva. Generalmente, sceglierli tra i giovani nati in azienda non è consigliabile, in quanto non è sempre facile impedire accoppiamenti consanguinei. Pertanto, se l'azienda ricorre almeno in parte alla fecondazione naturale o monta, ogni nuovo maschio sarà per lo più acquisito all'esterno.

    Carriera Produttiva (C) = numero di anni dal primo parto alla riforma dell'animale (periodo produttivo per le femmine)
    Bovine da latte         C = 3-5 anni
    Vacche da carne     C = 5-8 anni
    Ovini                   C = 5-7 anni

    Quota di Rimonta Q = 1/C  (inverso del valore della Carriera produttiva). Il calcolo così fatto è semplificato ma sostanzialmente corretto.
    La rimonta potrà essere esterna, se gli animali giovani sono acquistati presso altre aziende, o interna, se gli animali giovani sono nati nella stessa azienda (caso più frequente). Tutti questi aspetti, ed altri ancora, sono riassunti nella tabella successiva.

     
    PARAMETRI E VARIABILI DELLA RIPRODUZIONE IN ZOOTECNIA

    Classificazione dei sistemi di riproduzione.

    Esistono due sistemi per gestire la riproduzione di una mandria, un gregge o una generica popolazione animale non selvatica:

    1. la monta (inseminazione naturale)
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    3. l'inseminazione strumentale o fecondazione artificiale.

    La monta naturale, secondo la classificazione tradizionale, si divide in:

    1. monta libera, in cui maschi e femmine si accoppiano nella stagione riproduttiva senza o quasi intervento umano;
    2. monta controllata, realizzata con l'intervento dell'allevatore che divide il gregge o la mandria in gruppi, ciascuno dei quali viene fecondato da un maschio scelto in precedenza;
    3. monta “alla mano” (utilizzata di rado), quando si porta la femmina in calore dal maschio tenuto in un recinto separato.

    Monta libera. In realtà, anche se detta “libera”, l'allevatore in genere tiene separati i maschi dalle femmine e li inserisce nella mandria o nel gregge in una data da lui stabilita, in modo tale da conoscere la probabile data di inizio dei parti. Anche così, però, il sistema della monta libera è assolutamente poco razionale per l'impossibilità di conoscere la paternità dei nati e quindi di selezionare correttamente la rimonta per il miglioramento genetico. Infatti, dove più maschi sono presenti, come capire quale di essi ha fecondato le diverse femmine gravide? Inoltre, questo sistema costringe l'allevatore a sostituire i maschi riproduttori al massimo dopo due o tre anni per evitare fenomeni di consanguineità eccessiva, che portano all'indebolimento del bestiame sia per la maggiore incidenza di caratteri genetici recessivi sfavorevoli sia per l'elevata percentuale di loci genici omozigoti negli allevamenti così gestiti. Tuttavia, questo è il metodo più utilizzato tra gli allevamenti ovini della Sardegna e in molti allevamenti bovini tenuti allo stato brado o semibrado. Con la monta controllata si potrebbero evitare entrambi questi fattori negativi. In un allevamento di qualunque specie, per attuare un piano di miglioramento genetico e selezione conoscere la paternità dei nati è fondamentale quanto la conoscenza delle caratteristiche produttive e riproduttive delle madri (quelle almeno parzialmente di origine ereditaria).Magliette Shirt Su Gruppi T Zalando E MusicaliDisponibili bfyYvI76g

    Monta controllata. In essa si ha la possibilità di decidere quale maschio dovrà fecondare questo o quel gruppo di femmine, evitando la consanguineità e permettendo di essere certi della paternità dei nati. Bisogna costituire i cosiddetti Gruppi di Monta, formati da un solo maschio e un numero di femmine tale da consentire la loro monta da parte del maschio in un tempo ragionevole (25-50 femmine). Il numero di gruppi dipenderà dal totale delle femmine. Il metodo è pochissimo utilizzato al di fuori degli allevamenti iscritti all'Associazione Provinciale Allevatori (APA) e aderenti ai Controlli Funzionali (misura delle produzioni effettuata da personale esterno con metodologia standard). Esso infatti richiede alle aziende un maggiore impegno e maggiori costi per gestire i gruppi necessari e per dotarsi di recinti nei quali separare i gruppi.

    Monta “alla mano”. Il metodo è usato per la specie equina e, in taluni casi, nei suini; nei ruminanti è utilizzata pochissimo in Italia, mentre è abbastanza in uso in Francia. Negli allevamenti ovini francesi, spesso, per evidenziare le femmine in calore da far “saltare” da un ariete specifico, viene utilizzato un maschio esploratore, reso sterile tramite vasectomia o deviazione del pene e dotato di un tampone colorato nella regione sternale. Le femmine saltate da questo maschio, evidentemente in calore, avranno un “timbro” colorato in corrispondenza del dorso: una volta riconosciute si potrà procedere con la monta alla mano (oppure con l'inseminazione).

    La monta è sempre più efficiente dell'inseminazione strumentale quanto a fertilità totale (n° di femmine gravide/n° interventi), ma ha lo svantaggio di consentire solo una gestione incompleta della riproduzione nei grandi allevamenti. In questo sistema, generalmente il maschio monta 2-3 volte (anche più negli equini) la femmina in calore e provvede alla fecondazione senza difficoltà.


    L'inseminazione strumentale consiste nell'introdurre il materiale seminale nell'apparato femminile senza l'intervento diretto del maschio. È all'incirca la stessa operazione in tutte le specie, anche se con piccole differenze nella strumentazione e nella metodica, e può essere effettuata con seme precedentemente congelato o materiale seminale fresco o refrigerato. Importante, in entrambi i casi, è provvedere all'accurato controllo ed alla corretta diluizione dello sperma da utilizzare, in modo da poter contare su un'accettabile concentrazione di spermatozoi nelle dosi ottenute ma al tempo stesso inseminare il massimo possibile di femmine per ogni eiaculazione. Comunque, in alcune specie la diluizione è problematica e spesso la si omette, perdendo la maggior parte dei benefici della tecnica di inseminazione.

    Infatti, i vantaggi principali dell'I.A. (o F.A.) consistono nella possibilità di utilizzare pochissimi maschi per tutta la popolazione di femmine di una certa specie, aumentando così l'intensità della selezione, almeno sulla linea maschile, e permettendo una valutazione genotipica molto accurata degli stessi maschi riproduttori, ottenuta sulla base dei risultati dei loro figli (progeny-test o prove di progenie).

    Dal punto di vista della percentuale di riuscita, invece, l'inseminazione artificiale dà sempre risultati inferiori rispetto alla monta naturale, anche se, talvolta, di pochissimo (bovini).

    Nei ruminanti, l'inseminazione è effettuata con seme diluito deposto nella porzione caudale dell'utero (cervice) tramite uno strumento detto “pistolet”, che è di fatto una sorta di siringa di acciaio molto lunga. Il fecondatore, con una mano, deve collocare l'estremità della pistolet nel primo tratto del canale cervicale; negli animali di grandi dimensioni (bovini), tale operazione viene guidata dall'altra mano, introdotta nel retto della femmina, che tiene tra le dita la cervice uterina (metodo retto-cervicale o americano). La fecondazione è il risultato dell'incontro e della fusione tra spermatozoo e ovulo, che può verificarsi soltanto nella salpinge e all'interno del periodo di vitalità della cellula uovo dopo l'ovulazione (ca. 8-12 ore); gli spermatozoi dopo l'immissione nelle vie genitali femminili vivono invece per ca. 40 ore. Con l'inseminazione intorno a 10 ore dopo l'inizio del calore nei ruminanti si hanno perciò i migliori risultati.

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    1. Prelievo del seme,
    2. controllo e diluizione,
    3. congelamento o refrigerazione,
    4. scongelamento e inseminazione.

    La dose inseminante minima con seme congelato è di 20 x 10^6 spermatozoi contenuti in una unica paillette. La dose inseminante minima con seme fresco è di 10 x 10^6 spermatozoi. Questo a causa del danneggiamento degli spermatozoi in seguito al congelamento: la dose inseminante minima va raddoppiata.


    I metodi di riproduzione possibili sono essenzialmente tre:

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    1. Riproduzione in purezza (o Selezione)
    2. Incrocio
    3. Consanguineità.

    1. Riproduzione in purezza

    È quella utilizzata nella maggioranza degli allevamenti. È detta “in purezza” poiché i maschi e le femmine utilizzati come riproduttori sono della stessa razza. Con questo metodo si possono programmare ed eseguire piani di miglioramento genetico basati su selezione e riproduzione programmata, come visto in precedenza.

    L'attività selettiva che si svolge durante la riproduzione in purezza consente di scegliere le caratteristiche più interessanti e rispondenti di una certa razza, metterle in risalto, e ridurre contemporaneamente l'incidenza di altri caratteri non desiderati, migliorando nel complesso la razza stessa (miglioramento genetico). Tutto ciò su cui si può lavorare è già presente nella popolazione; se si vogliono introdurre caratteristiche nuove e diverse bisogna ricorrere ad altro metodo (incrocio).

    In un singolo allevamento, in genere, la selezione svolta è detta massale o fenotipica: si scelgono come riproduttori, soprattutto femmine, gli individui che mostrano i fenotipi più validi. A livello territoriale più vasto (nazionale) e negli allevamenti più avanzati dal punto di vista tecnico e scientifico si utilizza invece la selezione individuale o genotipica. Ai riproduttori maschi e femmine viene attribuito un Indice Genetico, ottenuto tramite valutazioni molto accurate e complesse, che rappresenta la stima del valore genetico dell’animale. Si procede poi con la definizione di accoppiamenti programmati, nei quali i maschi di maggior valore genetico disponibili vengono destinati alle femmine migliori di ogni allevamento. L'inseminazione artificiale permette la diffusione del seme e quindi dei geni maschili anche a grandi distanze.

    2. L'incrocio

    Diffuso metodo riproduttivo che consiste nell'uso di un maschio di una razza (razza incrociante) che feconda una o più femmine di altra razza (razza incrociata). Lo scopo di questo metodo è di assommare in uno stesso individuo - il frutto dell'incrocio, detto meticcio o, in certi casi, ibrido - caratteristiche presenti separatamente nei genitori. Nel caso più frequente, si ottengono caratteristiche intermedie tra i due genitori, ma talvolta si rileva un effetto, detto “eterosi”, che dà luogo nel meticcio a caratteristiche superiori alla media dei due genitori, per una serie di effetti di associazione e interazione tra i geni che si riuniscono nel nuovo individuo. Il termine ibrido, in zootecnia dovrebbe essere riservato al frutto dell'accoppiamento tra specie diverse (es. asino X cavalla = mulo) ma nella pratica viene talvolta usato con lo stesso significato di meticcio (suini). In genetica è invece ibrido qualunque soggetto nato da genitori dotati di caratteri genetici diversi in almeno un aspetto.

    I meticci ottenuti attraverso l'accoppiamento tra due animali di razze diverse sono tutti uniformi per caratteristiche generali (prima legge di Mendel) ma se si fanno riprodurre liberamente tra di loro generano un numero molto elevato di combinazioni genetiche e, quindi, fenotipiche, che portano alla necessità di intervenire successivamente con la selezione di una parte dei meticci e lo scarto di quelli meno interessanti (meticciamento selettivo). Per questo, una tale decisione è giustificata soltanto dall'intenzione di costituire una o più nuove razze con un lavoro di lunga durata (decenni).

    Le tipologie di incrocio più usate sono:

    L'incrocio industriale è caratterizzato dalla produzione di meticci che saranno tutti destinati alla macellazione senza riprodursi. Avviene prevalentemente in allevamenti da latte, nei quali parte dei nati non saranno utilizzati come rimonta. Anche negli allevamenti di razze rustiche o non specializzate, l'uso di maschi specializzati da carne può accrescere la produttività dei meticci in modo notevole. I nati da destinare alla macellazione sono dotati di caratteristiche da carne intermedie rispetto ai genitori (madri da latte o rustiche e padri da carne) ma superiori alla razza materna. In tutti i casi, sarà necessario mantenere una parte degli animali in purezza per poter continuare ad avere le razze originarie.

    Caso particolare è quello degli allevamenti suini moderni da macelleria, nei quali, dato l'effetto di eterosi molto elevato nei meticci (in questo caso detti generalmente ibridi commerciali) è ormai in vigore un sistema che prevede l'allevamento di fattrici già ibride, acquistate direttamente da appositi allevamenti specializzati; esse vengono fecondate da verri appartenenti a una delle razze già utilizzate nel precedente incrocio oppure anch'essi ibridi derivati da razze diverse almeno in parte. In questi casi, la rimonta non potrà essere ottenuta direttamente nell'allevamento ma dovrà essere acquistata nuovamente alla fonte.

    Incrocio alternato o ricorrente: i meticci ottenuti dall'incrocio A X B vengono incrociati con A; la loro prole (AB)A viene reincrociata con B, poi la generazione successiva ancora con A etc. In questo modo si ottiene una certa stabilità.

    Incrocio di sostituzione: praticato per sostituire una razza poco produttiva con un'altra. Le femmine vengono incrociate sistematicamente, ad ogni generazione, con tori di una diversa razza, sempre la stessa, per giungere alla sostituzione della razza materna preesistente con quella paterna in 5-6 generazioni (25-30 anni). È stato questo il caso della parziale sostituzione, in alcune aree della Sardegna, della razza bovina Sarda, poco produttiva e di limitato sviluppo, con le razze Bruna e Modicana, che ha portato alla formazione di popolazioni attualmente riconosciute come razze dette Sardo-Bruna e Sardo-Modicana.

    Incrocio di insanguamento: serve a introdurre uno o pochi caratteri in una razza prendendoli da un’altra razza. Per esempio, la mammella della razza bovina Bruna in passato è stata migliorata con l’apporto di “sangue” (cioè introducendo i geni relativi) della razza Jersey.

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    3. La consanguineità

    Consiste nel fare accoppiare tra loro individui parenti, cioè con una certa percentuale di geni comuni. Praticata in certi allevamenti, e in certe condizioni, serve a fissare caratteri considerati positivi in una razza. Si tratta però di una pratica che presenta rischi dovuti alla maggiore probabilità di insorgenza di difetti e malformazioni e, ancora più spesso, può comportare in molte specie un indebolimento generale delle caratteristiche vitali e produttive: resistenza alle malattie, longevità, produttività, adattamento all'ambiente. Salvo dunque casi particolari, negli allevamenti zootecnici il ricorso a questa pratica è sempre da evitare.

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